Il settore del turismo italiano si prepara a ricevere un’iniezione di risorse pubbliche senza precedenti nel recente passato. Il Decreto Turismo 2026, approvato il 16 marzo 2026 dal Ministero del Turismo, stanzia 109 milioni di euro a favore delle imprese che operano nell’ospitalità, nella ristorazione, nel benessere e nel tempo libero. Si tratta di una misura strutturata che combina contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, pensata per accompagnare la trasformazione del comparto verso modelli più sostenibili, digitalizzati e competitivi sul mercato internazionale.
In questo articolo approfondiamo ogni aspetto del provvedimento: chi può accedere, quali spese sono ammissibili, quanto vale il contributo, come funziona il finanziamento agevolato gestito da Invitalia e come prepararsi in anticipo alla presentazione della domanda.
Contesto e Obiettivi del Decreto Turismo 2026
Il turismo rappresenta uno dei pilastri dell’economia italiana: vale oltre il 13% del PIL nazionale e coinvolge centinaia di migliaia di imprese, dalla piccola struttura ricettiva a conduzione familiare fino alle grandi catene alberghiere. Tuttavia, il settore sconta storicamente alcune fragilità strutturali: l’eccessiva dipendenza da pochi mesi dell’anno, la difficoltà nell’adottare tecnologie digitali, la scarsa attenzione ai criteri di sostenibilità ambientale e la frammentazione delle filiere.
Il Decreto Turismo 2026 nasce proprio per rispondere a queste sfide. Il provvedimento persegue quattro obiettivi strategici: destagionalizzazione (sviluppare offerte capaci di attrarre turisti tutto l’anno), digitalizzazione (modernizzare i processi aziendali attraverso tecnologie avanzate), sviluppo delle filiere (rafforzare le connessioni tra imprese e settori locali) e investimenti ESG (sostenere interventi conformi ai criteri ambientali, sociali e di governance).
Le Risorse Disponibili: 109 Milioni Ripartiti in Due Linee
La dotazione complessiva del fondo ammonta a 109 milioni di euro, suddivisi in due distinte linee di intervento: 59 milioni di euro destinati alla concessione di contributi a fondo perduto (risorse che l’impresa non dovrà restituire) e 50 milioni di euro destinati alla concessione di finanziamenti agevolati a tasso ridotto. Questa struttura mista è stata concepita per permettere alle imprese di coprire una parte rilevante del costo dell’investimento senza oneri immediati, attingendo a risorse a basso costo per la quota rimanente.
Chi Può Accedere: Beneficiari e Settori Ammissibili
Possono accedere alle agevolazioni del Decreto Turismo 2026 le piccole e medie imprese (PMI) e le grandi imprese che esercitano attività d’impresa nei comparti del turismo e dell’ospitalità. I settori ammissibili comprendono:
Servizi di Alloggio: alberghi, hotel e motel, ostelli della gioventù e rifugi montani, baite e case vacanze, bed & breakfast e affittacamere, campeggi, villaggi turistici, marina resort e strutture di glamping.
Ristorazione: ristoranti, trattorie e osterie, servizi di catering per eventi, ristorazione connessa ad aziende agricole (agriturismo) e aziende ittiche.
Benessere e Tempo Libero: stabilimenti termali e centri benessere (spa), parchi tematici e di divertimento, stabilimenti balneari, discoteche, organizzatori di fiere, congressi ed eventi.
Per accedere al bando, le imprese devono essere attive, regolarmente iscritte al Registro delle Imprese, in regola con gli obblighi contributivi e fiscali (DURC regolare) e non devono trovarsi in situazioni di difficoltà finanziaria ai sensi della normativa europea sugli aiuti di Stato.
L’Opportunità per le Reti di Impresa: Aggregarsi per Crescere
Una delle novità più rilevanti del Decreto Turismo 2026 riguarda la possibilità di presentare domanda anche in forma aggregata, tramite Reti di impresa. Possono partecipare le reti costituite come “Rete soggetto” (con soggettività giuridica autonoma) composte da un massimo di 5 soggetti, costituite da almeno 3 anni alla data di presentazione della domanda, in cui tutti i soggetti aderenti operino nei settori ammissibili.
Questa previsione apre una finestra importante per i piccoli operatori turistici che, singolarmente, potrebbero non riuscire a sostenere investimenti di importo compreso tra 1 e 15 milioni di euro. Aggregandosi in rete, più imprese possono co-progettare un piano condiviso e presentarlo come unica istanza, beneficiando delle agevolazioni in modo proporzionale alla propria partecipazione.
Le Spese Ammissibili: Cosa si Può Finanziare
Il decreto individua con precisione le tipologie di spesa ammissibili, orientate verso tre macro-aree: efficienza energetica, digitalizzazione e riqualificazione delle strutture.
Riqualificazione Energetica: interventi di efficientamento energetico degli edifici e degli impianti; sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, geotermia); sistemi di automazione e gestione intelligente degli impianti (BMS – Building Management System) finalizzati al risparmio energetico.
Digitalizzazione dei Processi: acquisto o sviluppo di software, brevetti, licenze e know-how collegati alla digitalizzazione dei servizi; implementazione di sistemi di prenotazione digitale, channel management e gestione dei revenue; soluzioni per la destagionalizzazione dell’offerta turistica (app, piattaforme online, strumenti di marketing digitale); sistemi di cybersecurity e protezione dei dati dei clienti.
Riqualificazione delle Strutture: ristrutturazione e ammodernamento di piscine, impianti termali e centri wellness; realizzazione o riqualificazione di centri congressi e strutture per eventi; interventi di riduzione dell’inquinamento ambientale; adeguamento degli spazi in chiave ESG e accessibilità per persone con disabilità.
Le PMI possono inoltre includere nel piano di spesa i costi di consulenza specialistica necessari per la progettazione e la gestione del progetto, nel limite massimo del 4% dell’importo complessivo ammissibile.
Importi e Forme dell’Agevolazione
Il piano di investimento di ciascun richiedente deve avere un valore complessivo compreso tra 1.000.000 euro e 15.000.000 euro. Le agevolazioni si articolano come segue:
Contributo a Fondo Perduto: fino al 30% delle spese ammissibili, con un importo massimo di 4.500.000 euro per singolo progetto. La quota a fondo perduto non va restituita, salvo revoca per inadempienze.
Finanziamento Agevolato: tasso di interesse pari al 20% del tasso di riferimento europeo vigente al momento della concessione (attualmente un tasso molto inferiore a quello di mercato), durata massima di 5 anni, rimborso a rate semestrali.
Esempio pratico: un’azienda alberghiera che presenta un piano da 5.000.000 euro potrebbe ricevere fino a 1.500.000 euro di contributo a fondo perduto (30%) e una quota significativa a finanziamento agevolato, coprendo così la maggior parte dell’investimento con risorse pubbliche a bassissimo costo.
Come Presentare Domanda: Il Ruolo di Invitalia
La gestione operativa dell’intero intervento è stata affidata a Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa. Le modalità operative — data di apertura dello sportello, modulistica, portale — non sono ancora state rese pubbliche. Tuttavia, entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto (indicativamente entro metà aprile 2026), la Direzione Generale del Ministero del Turismo emanerà l’avviso pubblico ufficiale con tutti i dettagli operativi.
La documentazione tipicamente richiesta da Invitalia per misure analoghe include: piano d’investimento dettagliato con preventivi e relazione tecnica; bilanci degli ultimi 2-3 esercizi; visura camerale e documentazione societaria; DURC regolare; dichiarazione antimafia; atti di proprietà o contratti di locazione degli immobili oggetto di intervento.
Il Fattore ESG nel Turismo: Perché È Strategico
La presenza dei criteri ESG tra gli obiettivi del decreto non è casuale. I turisti internazionali, soprattutto europei e nordamericani, mostrano una crescente preferenza per strutture e destinazioni sostenibili. Le piattaforme di prenotazione come Booking.com e Airbnb hanno già introdotto filtri per la sostenibilità, e le aziende con certificazioni ambientali ottengono mediamente risultati migliori in termini di occupazione e revenue per camera.
Investire in ESG significa: ridurre l’impronta carbonica con impianti fotovoltaici e sistemi di gestione energetica; adottare una gestione sostenibile dell’acqua; garantire accessibilità a persone con disabilità; valorizzare i prodotti locali nella ristorazione; adottare pratiche di governance trasparente. Le imprese che orientano i propri investimenti verso l’ESG non solo accedono alle agevolazioni, ma aumentano il proprio posizionamento competitivo sul mercato.
Come Prepararsi Adesso Prima dell’Apertura dello Sportello
Le imprese interessate hanno ancora qualche settimana per prepararsi. Ecco i passi da compiere fin da subito:
1. Verificare i requisiti: controllare che l’attività rientri nei settori ammissibili, che il DURC sia in regola e che non esistano irregolarità fiscali o contributive.
2. Definire il piano di investimento: identificare le spese previste, raccogliere preventivi dai fornitori, verificare che il piano rientri nel range 1-15 milioni di euro.
3. Valorizzare la componente ESG: identificare quali interventi contribuiscono agli obiettivi di sostenibilità per massimizzare il punteggio in sede di valutazione.
4. Aggiornare la contabilità: assicurarsi che i bilanci degli ultimi esercizi siano depositati e che la situazione patrimoniale sia documentata e aggiornata.
5. Valutare l’aggregazione in rete: se l’investimento singolo è sotto la soglia minima, valutare la possibilità di aderire o costituire una Rete di impresa con altri operatori locali.
6. Affidarsi a un consulente: data la complessità tecnica della misura, è consigliabile avvalersi di un professionista esperto in finanza agevolata per la redazione del piano e della documentazione.
Domande Frequenti (FAQ)
Quando aprirà lo sportello? L’avviso pubblico sarà pubblicato entro 30 giorni dal decreto (16 marzo 2026), quindi indicativamente entro metà aprile 2026.
Un B&B con poche camere può accedere? Sì, rientra tra i beneficiari, ma il piano minimo è di 1 milione di euro. Per strutture piccole, la strada è l’aggregazione in Rete di impresa.
Gli agriturismi possono partecipare? Sì, sia nella componente ricettiva che ristorative. Gli agriturismi rientrano espressamente tra i beneficiari ammissibili.
Il contributo a fondo perduto è tassabile? In genere sì, come componente positivo di reddito. Verificare con il proprio consulente fiscale le modalità di contabilizzazione IRPEF/IRES applicabili.
È possibile finanziare l’acquisto di immobili? In genere no. Sono ammissibili interventi di ristrutturazione e riqualificazione su immobili già nella disponibilità dell’impresa (di proprietà o in locazione).
Conclusioni
Il Decreto Turismo 2026 rappresenta una delle misure di agevolazione più importanti e ben strutturate che il Governo abbia adottato per il settore dell’ospitalità negli ultimi anni. Con 109 milioni di euro disponibili, una combinazione intelligente di fondo perduto e finanziamento agevolato, e un’ampia platea di beneficiari ammissibili, la misura offre a migliaia di imprese italiane la possibilità concreta di ammodernare le proprie strutture, adottare tecnologie digitali, migliorare l’efficienza energetica e posizionarsi meglio sul mercato nazionale e internazionale.
Il tempo per prepararsi è adesso: l’avviso pubblico è atteso entro metà aprile 2026 e, come spesso accade per i bandi a sportello, le risorse potrebbero esaurirsi rapidamente. Le imprese che si attrezzeranno per tempo, con un piano solido e una documentazione completa, avranno un vantaggio competitivo reale.
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