A partire da domani, 31 marzo 2026, le imprese localizzate nelle Zone Economiche Speciali del Mezzogiorno e in determinate aree del Centro Italia potranno presentare all’Agenzia delle Entrate la comunicazione preventiva per prenotare il credito d’imposta ZES Unica. Si tratta di una delle agevolazioni fiscali più significative dell’anno: quasi 2,3 miliardi di euro stanziati per il solo 2026, con aliquote che possono arrivare fino al 70% per le piccole imprese nelle zone di transizione giusta. La finestra è aperta fino al 30 maggio 2026, ma il rischio di riduzione proporzionale del bonus — già verificatosi nel 2025 — rende essenziale agire in modo tempestivo e strategico.

📌 Approfondimento correlato: Per una prima panoramica sulla misura, leggi anche il nostro articolo: ZES Unica 2026: Credito d’Imposta per Investimenti nel Sud Italia — Domande Aperte dal 31 Marzo.

Che cos’è il Credito d’Imposta ZES Unica

Il credito d’imposta per investimenti nella ZES Unica è uno strumento di finanza agevolata disciplinato dall’articolo 16 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito con modificazioni dalla legge 13 novembre 2023, n. 162 (cosiddetto “decreto Sud”). La misura è nata con l’obiettivo di rilanciare l’economia dei territori del Mezzogiorno attraverso incentivi fiscali diretti agli investimenti produttivi, riunendo in un’unica zona le precedenti Zone Economiche Speciali sparse nelle varie regioni meridionali.

Con la Legge di Bilancio 2026 (articolo 1, commi 439 e seguenti), il Governo ha confermato la prosecuzione della misura per il triennio 2026-2028, stanziando risorse complessive superiori a 4 miliardi di euro così distribuite:

  • 2026: 2.300 milioni di euro
  • 2027: 1.000 milioni di euro
  • 2028: 750 milioni di euro

Si tratta di un’agevolazione di natura fiscale che riduce direttamente l’imposta da versare (IRPEF o IRES), utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24. Non è un contributo a fondo perduto, ma il suo effetto economico è equivalente: riduce il costo effettivo degli investimenti produttivi in misura molto rilevante.

Chi Può Accedere: i Soggetti Beneficiari

Il credito d’imposta ZES Unica 2026 è rivolto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica (società di capitali, società di persone, imprese individuali, cooperative), dal regime fiscale adottato e dal settore di attività, che effettuano investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive nuove o già esistenti, ubicate nel territorio della ZES Unica.

Possono accedere sia le imprese già operative sul territorio sia quelle che intendono insediarvisi ex novo, purché realizzino un investimento minimo di 200.000 euro. Non sono invece ammesse le imprese in difficoltà ai sensi della normativa europea sugli aiuti di Stato, né quelle operanti in determinati settori espressamente esclusi dalla regolamentazione GBER (Regolamento UE n. 651/2014), come la siderurgia, il carbone, la pesca e l’acquacoltura, o le attività legate alla produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli in alcuni casi specifici.

I Territori Inclusi nella ZES Unica

La ZES Unica del Mezzogiorno comprende i territori delle seguenti regioni:

  • Abruzzo (solo le zone assistite ai sensi dell’art. 107, par. 3, lett. c) del TFUE)
  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania
  • Molise
  • Puglia
  • Sardegna
  • Sicilia

Oltre al Mezzogiorno, il credito d’imposta si applica anche ad alcune zone specifiche del Centro Italia colpite dal sisma del 2016: Marche e Umbria (per le zone mappate nella carta degli aiuti regionali). È fondamentale verificare, attraverso il sito della Struttura di Missione ZES, che la specifica unità produttiva sia effettivamente localizzata in una zona ammissibile: un errore di localizzazione può comportare la decadenza totale dall’agevolazione.

Gli Investimenti Agevolabili: Cosa Copre il Bonus

Sono ammissibili al credito d’imposta gli investimenti in beni strumentali nuovi, acquistati anche mediante contratti di leasing finanziario, destinati a strutture produttive situate nella ZES Unica. Nel dettaglio rientrano:

  1. Macchinari, impianti e attrezzature nuovi: la categoria più ampia e tipicamente più utilizzata. Comprende tutti i beni mobili strumentali all’attività produttiva, a condizione che siano nuovi di fabbrica (non usati) e destinati all’uso durevole nell’impresa.
  2. Terreni e immobili strumentali: l’acquisto o la costruzione di fabbricati strumentali è agevolabile, con un limite importante: il valore complessivo di terreni e fabbricati non può superare il 50% del totale dell’investimento agevolabile.
  3. Beni acquistati tramite leasing finanziario: sono ammissibili a condizione che il contratto preveda il trasferimento della proprietà al termine del periodo di locazione (opzione di riscatto).

I beni acquistati devono entrare in funzione entro il 31 dicembre 2026 per rientrare nel presente ciclo di incentivazione. Sono invece esclusi: i beni immateriali, i beni usati o rigenerati, gli automezzi non strumentali all’attività produttiva, e i beni destinati alla vendita.

Le Aliquote per Regione e Dimensione Aziendale

Il credito d’imposta non è uniforme su tutto il territorio: le percentuali variano in funzione della regione in cui si trova la struttura produttiva e della dimensione aziendale (piccola, media, grande impresa secondo la definizione comunitaria). La seguente tabella riepiloga le aliquote applicabili nel 2026:

Regione / AreaPiccole ImpreseMedie ImpreseGrandi Imprese
Abruzzo (zone assistite)35%25%15%
Molise50%40%30%
Sardegna50%40%30%
Sardegna – area transizione giusta (Sulcis)60%50%40%
Campania60%50%40%
Puglia60%50%40%
Puglia – area transizione giusta (Taranto)70%60%50%
Basilicata50%40%30%
Calabria60%50%40%
Sicilia60%50%40%
Marche (zone sisma/assistite)35%25%15%
Umbria (zone sisma/assistite)35%25%15%

Le percentuali più elevate — fino al 70% — si applicano nelle aree di “Transizione Giusta” di Taranto (Puglia) e del Sulcis (Sardegna), territori oggetto di piani specifici di riconversione industriale ed energetica. La dimensione aziendale si calcola secondo la Raccomandazione CE 2003/361/CE: piccola impresa = meno di 50 dipendenti e fatturato ≤ 10 milioni €; media impresa = meno di 250 dipendenti e fatturato ≤ 50 milioni €; grande impresa = tutte le altre. Attenzione: nel calcolo occorre includere le imprese associate e collegate.

Il Rischio di Riduzione: Cosa è Successo nel 2025 e Cosa Aspettarsi nel 2026

Uno degli aspetti più critici dell’agevolazione ZES Unica riguarda la possibilità di riduzione proporzionale del credito d’imposta nel caso in cui le richieste complessive superino il budget disponibile. Non si tratta di un rischio teorico: è esattamente quanto accaduto nel 2025.

In quell’anno, l’ammontare complessivo dei crediti prenotati dalle imprese ha ecceduto significativamente le risorse stanziate. L’Agenzia delle Entrate ha applicato un coefficiente di riparto pari al 60,3811%: ogni impresa ha ricevuto solo il 60,38% del credito richiesto. Un’impresa che si aspettava un bonus di 500.000 euro ne ha ottenuto uno effettivo di circa 302.000 euro. Per le aree di Marche e Umbria, invece, il coefficiente è stato del 100%, ovvero le risorse sono state sufficienti per tutti.

Per il 2026, con le stesse risorse (2,3 miliardi) e una platea potenzialmente in crescita per la maggiore notorietà dello strumento, è prudente pianificare il cash flow ipotizzando un coefficiente di riparto simile a quello del 2025, ovvero intorno al 60%. Presentare la comunicazione nei primi giorni della finestra (dal 31 marzo) non garantisce priorità nel riparto — che è proporzionale — ma permette una pianificazione più accurata.

La Procedura: Come Presentare la Comunicazione dal 31 Marzo

FASE 1 — Comunicazione Preventiva (31 marzo – 30 maggio 2026)

Questa è la fase di “prenotazione” del beneficio. Le imprese devono comunicare all’Agenzia delle Entrate, attraverso il canale telematico (Entratel o Fisconline), le seguenti informazioni:

  • L’ammontare delle spese ammissibili già sostenute dal 1° gennaio 2026
  • L’ammontare delle spese ammissibili che si prevede di sostenere entro il 31 dicembre 2026
  • I dati identificativi del progetto di investimento e della struttura produttiva
  • La dimensione aziendale e la regione di localizzazione

Non è richiesta alcuna certificazione in questa fase. Entro dieci giorni dalla chiusura della finestra (indicativamente entro il 9-10 giugno 2026), l’Agenzia delle Entrate pubblicherà l’eventuale coefficiente di riparto.

FASE 2 — Comunicazione Integrativa (3 – 17 gennaio 2027)

Questa è la fase di “consuntivazione”. Le imprese devono attestare il completamento effettivo degli investimenti, allegando la certificazione contabile rilasciata da un revisore legale o professionista abilitato. ⚠️ ATTENZIONE: la mancata trasmissione entro il 17 gennaio 2027 comporta la DECADENZA TOTALE dall’agevolazione, senza possibilità di proroga o sanatoria. Solo dopo questa fase il credito è fruibile in compensazione tramite modello F24.

Come Calcolare il Proprio Beneficio: Esempi Pratici

Esempio 1 — Piccola impresa manifatturiera in Calabria
Investimento in macchinari: 500.000 € | Aliquota: 60% | Credito teorico: 300.000 € | Credito effettivo (ipotizzando riparto 60%): 180.000 € | Costo netto: 320.000 € (risparmio del 36%)

Esempio 2 — Media impresa logistica a Taranto (area transizione giusta)
Investimento in impianti + capannone: 2.000.000 € (di cui 900.000 € per immobile) | Aliquota: 60% | Credito teorico: 1.200.000 € | Credito effettivo (riparto 60%): 720.000 € | Costo netto: 1.280.000 € (risparmio del 36%)

Esempio 3 — Grande impresa energetica in Sicilia
Investimento in impianti rinnovabili: 50.000.000 € | Aliquota: 40% | Credito teorico: 20.000.000 € | Credito effettivo (riparto 60%): 12.000.000 € | Costo netto: 38.000.000 € (risparmio del 24%)

Decadenza dall’Agevolazione: i Rischi da Evitare

  1. Mancata comunicazione integrativa entro il 17/01/2027: decadenza totale senza possibilità di proroga.
  2. Dismissione anticipata dei beni entro 5 anni: i beni agevolati non devono essere ceduti o alienati entro il quinto periodo d’imposta successivo a quello di entrata in funzione (per investimenti 2026: vincolo fino al 31/12/2031).
  3. Trasferimento della struttura produttiva fuori dalla ZES: comporta la decadenza proporzionale ai beni trasferiti.
  4. Mancato raggiungimento dell’investimento minimo: se gli investimenti effettivi risultano inferiori a 200.000 euro, l’agevolazione decade integralmente.
  5. Utilizzo di beni non ammissibili (usati, non strumentali): il credito relativo a quei beni viene recuperato in sede di controllo.

Cumulabilità con Altre Agevolazioni

Il credito d’imposta ZES Unica è cumulabile con altri strumenti, nel rispetto dei massimali europei sugli aiuti di Stato. In particolare è cumulabile con: il credito d’imposta Transizione 5.0 (purché i beni non siano gli stessi), i contributi a fondo perduto regionali POR FESR 2021-2027, i finanziamenti agevolati ISMEA per le imprese agricole nelle zone ZES, e le garanzie del Fondo di Garanzia per le PMI (MCC) per la quota finanziata con debito. La pianificazione della cumulabilità è uno degli aspetti più tecnici e richiede valutazione professionale caso per caso.

Consigli Pratici per Non Perdere il Treno

  1. Verificare subito la localizzazione tramite la cartografia aggiornata della Struttura di Missione ZES (strutturazes.gov.it): è il prerequisito assoluto.
  2. Pianificare gli investimenti entro il 31 dicembre 2026: solo i beni entrati in funzione entro tale data sono rendicontabili.
  3. Contattare il proprio commercialista ora: la comunicazione preventiva, pur senza certificazione, va compilata correttamente.
  4. Pianificare il cash flow con scenario prudenziale (coefficiente riparto al 60%), in linea con l’esperienza del 2025.
  5. Valutare la cumulabilità con altri strumenti agevolati attivi (Transizione 5.0, bandi regionali, ISMEA) per massimizzare il beneficio complessivo.
  6. Non aspettare il 30 maggio: agire nei primi giorni della finestra permette di pianificare meglio eventuali aggiustamenti.

Le Prospettive Future: 2027 e 2028

La conferma della misura per il triennio 2026-2028 offre un orizzonte di pianificazione pluriennale. Tuttavia, la progressiva riduzione delle risorse (da 2,3 miliardi nel 2026 a 750 milioni nel 2028) segnala che il 2026 è l’anno con le maggiori risorse disponibili e — potenzialmente — quello con il migliore rapporto tra beneficio atteso e probabilità di ottenimento integrale del bonus.

Parallelamente, il Governo sta lavorando all’integrazione delle politiche ZES con il Piano Mattei per l’Africa, che prevede investimenti in cooperazione internazionale nel settore agroalimentare ed energetico — aprendo ulteriori opportunità per le imprese del Mezzogiorno con vocazione all’export o con filiere legate all’Africa subsahariana e al Nord Africa.

Conclusioni

Il credito d’imposta ZES Unica 2026 rappresenta una delle opportunità di finanza agevolata più rilevanti dell’anno per le imprese del Sud Italia. Con 2,3 miliardi di euro disponibili, aliquote fino al 70% e un campo di applicazione ampio (macchinari, impianti, immobili), è uno strumento che può fare la differenza nella decisione di investire nel Mezzogiorno. La finestra di prenotazione che si apre domani — 31 marzo 2026 — non è un dettaglio burocratico: è il punto di partenza di un percorso che, se gestito correttamente, porta a un beneficio fiscale concreto e immediato. Ma richiede pianificazione, accuratezza nella documentazione e rispetto scrupoloso delle scadenze, pena la perdita totale del beneficio.