In un contesto economico che vede ancora troppi giovani italiani ai margini del mercato del lavoro, il programma Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 rappresenta una delle misure più concrete e accessibili mai messe in campo per sostenere l’imprenditorialità giovanile. Gestito da Invitalia, il programma mette a disposizione dei giovani under 35 in condizione di inattività, inoccupazione o disoccupazione contributi a fondo perduto che possono arrivare fino al 65% di programmi di investimento da 120.000 euro, con un supporto aggiuntivo di tutoring del valore di 5.000 euro per accompagnare il neo-imprenditore nelle prime fasi di avvio.

Le domande sono aperte e vengono valutate con procedura a sportello fino a esaurimento delle risorse disponibili: 219,6 milioni di euro per il Centro-Nord e 356,4 milioni di euro per il Sud. In questa guida completa analizziamo tutto quello che occorre sapere per presentare una domanda di successo.

Che cos’è il programma Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0

Il programma Autoimpiego è una misura statale pensata per combattere la disoccupazione giovanile attraverso il sostegno all’autoimprenditorialità. La versione 2.0, attiva dall’ottobre 2025, è una versione rinnovata e potenziata delle precedenti edizioni, con una dotazione finanziaria complessiva di oltre 576 milioni di euro tra le due tranche geografiche. Il programma è articolato in due componenti geografiche distinte ma parallele: Autoimpiego Centro-Nord per i giovani delle regioni del Centro e del Nord Italia, e Resto al Sud 2.0 per i giovani residenti nel Mezzogiorno.

Chi può accedere: i requisiti soggettivi

Requisiti anagrafici e occupazionali

Per accedere al programma il richiedente deve avere un’età compresa tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti alla data di presentazione della domanda, e trovarsi in una delle seguenti condizioni: inattivo (persona che non sta cercando lavoro), inoccupato (persona che non ha mai lavorato o che è rientrata nel mercato del lavoro dopo un periodo di inattività), disoccupato (persona che ha perso il lavoro e che è disponibile e attivamente alla ricerca di nuova occupazione), partecipante al Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), o working poor (lavoratori con reddito da lavoro molto basso).

I settori ammessi e quelli esclusi

Il programma consente di avviare nuove iniziative di autoimpiego in tutti i settori economici, con l’esclusione del comparto agricolo (produzione primaria), della pesca e acquacoltura. Tutti gli altri settori sono ammissibili, inclusi commercio, artigianato, servizi alle imprese (consulenza, marketing, IT, design), turismo e ospitalità, servizi alla persona, professioni intellettuali e tecniche, edilizia, ristorazione, salute e benessere, economia digitale, cultura e intrattenimento.

Gli importi del contributo: quanto si può ottenere

Fascia 1: programmi di investimento fino a 120.000 euro

Per programmi di investimento fino a 120.000 euro, il contributo a fondo perduto è pari al 65% delle spese ammissibili. Su un investimento massimo di 120.000 euro, il contributo pubblico copre quindi 78.000 euro, mentre l’imprenditore deve apportare o trovare i rimanenti 42.000 euro attraverso risorse proprie, prestiti bancari o microcredito.

Fascia 2: programmi di investimento tra 120.001 e 200.000 euro

Per programmi di investimento compresi tra 120.001 e 200.000 euro, il contributo scende al 60% delle spese ammissibili. Su un investimento massimo di 200.000 euro, il contributo pubblico può arrivare fino a 120.000 euro.

Il servizio di tutoring: 5.000 euro di supporto professionale gratuito

Oltre al contributo a fondo perduto, Invitalia eroga per ogni iniziativa approvata un servizio di tutoring del valore di 5.000 euro. Si tratta di un pacchetto di consulenza che comprende supporto nella definizione del business plan, assistenza nella costituzione della forma giuridica più adatta, orientamento nei rapporti con fornitori e banche, supporto nelle prime fasi di commercializzazione e coaching imprenditoriale.

Le spese ammissibili: cosa si può finanziare

  • Macchinari, attrezzature e strumentazione necessari all’esercizio dell’attività
  • Arredi e allestimenti dei locali aziendali
  • Infrastrutture informatiche e software gestionali
  • Prima dotazione di beni di consumo (scorte iniziali di materie prime e materiali)
  • Canoni di locazione degli spazi commerciali o produttivi (per un periodo limitato)
  • Spese per la promozione e il marketing iniziale dell’attività
  • Formazione e certificazioni necessarie all’esercizio dell’attività

Come si presenta la domanda: la procedura su Invitalia passo per passo

Step 1: Preparazione della documentazione

Prima di accedere alla piattaforma Invitalia è necessario predisporre: documento di identità in corso di validità, codice fiscale, Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio (DSAN) che attesti la condizione dichiarata (disoccupazione, inattività, ecc.) e il business plan dell’iniziativa in formato strutturato secondo il modello Invitalia.

Step 2: Accesso alla piattaforma

L’accesso alla piattaforma Invitalia avviene tramite SPID (livello 2), CIE (Carta di Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). È inoltre necessaria una firma digitale per sottoscrivere la domanda in modo valido.

Step 3: Compilazione, valutazione ed erogazione

La domanda si compila direttamente sulla piattaforma inserendo tutte le informazioni richieste. Invitalia verifica la completezza formale e la sussistenza dei requisiti soggettivi, poi effettua una valutazione di merito del business plan che tiene conto della fattibilità tecnica ed economico-finanziaria dell’iniziativa. In caso di approvazione, il contributo viene erogato tipicamente in tranches legate all’avanzamento del programma di investimento.

Consigli strategici per una domanda vincente

  1. Scegliere il settore con cura: l’iniziativa deve essere coerente con le competenze e le esperienze del richiedente. Un business plan credibile è costruito su basi reali
  2. Redigere un business plan solido: deve includere analisi di mercato realistica, proiezioni finanziarie credibili, descrizione chiara del modello di business e stima accurata dei costi di avvio
  3. Non sottovalutare il cofinanziamento: la parte non coperta dal contributo (35-40%) deve essere chiaramente identificata nelle sue fonti
  4. Farsi supportare da un professionista: un consulente esperto di finanza agevolata o un incubatore di imprese può fare la differenza nella qualità della domanda
  5. Presentare la domanda il prima possibile: la procedura è a sportello, quindi prima si presenta, meglio è

Perché questa misura è cruciale per il futuro dei giovani italiani

Il tasso di disoccupazione under 35 in Italia supera ancora il 15% a livello nazionale, con picchi oltre il 30% in alcune regioni del Sud. Il programma Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 è quindi molto più di un contributo a fondo perduto: è un investimento sistemico nella capacità imprenditoriale delle nuove generazioni. Con oltre 576 milioni di euro disponibili, è uno dei programmi di maggiore portata mai dedicati all’imprenditorialità giovanile italiana.

Conclusioni: non aspettare, il fondo è a sportello

Il programma Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 è attivo e le domande vengono valutate in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse. Chi aspetta rischia di trovare il fondo esaurito. Chi ha un’idea imprenditoriale chiara, si trova in condizione di disoccupazione o inattività e ha tra i 18 e i 35 anni, non ha ragioni per attendere. Con contributi a fondo perduto fino al 65% e un servizio di tutoring gratuito da 5.000 euro, le condizioni per trasformare un’idea in un’impresa non sono mai state così favorevoli.