Il rush finale del PNRR: a che punto siamo nel 2026

Il 2026 rappresenta l’anno cruciale per l’Italia e per il NextGenerationEU. Con la scadenza finale fissata per dicembre, il Paese si trova nella delicata fase in cui i cantieri devono chiudersi e le riforme devono mostrare i loro effetti strutturali. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) entra nel suo ultimo miglio, portando con sé un bilancio fatto di grandi traguardi raggiunti, ma anche di evidenti colli di bottiglia.

Rate incassate e traguardi raggiunti

Ad oggi, l’interlocuzione con la Commissione Europea procede con un ritmo serrato. L’Italia ha già incassato oltre 140 miliardi di euro, completando con successo le verifiche sulle prime sei rate. I traguardi legislativi, ovvero le riforme strutturali abilitanti richieste da Bruxelles, sono stati in gran parte superati. Parliamo di interventi complessi come la riforma della giustizia civile, la semplificazione degli appalti pubblici e la riorganizzazione della pubblica amministrazione. Restano tuttavia aperte le ultime due rate, che comprendono gli obiettivi di spesa più impegnativi.

I settori chiave: digitalizzazione, sanità, trasporti e green

La digitalizzazione è il capitolo in cui l’Italia mostra i risultati più tangibili. La diffusione della banda ultra-larga ha raggiunto una copertura del 78% del territorio, mentre l’identità digitale SPID è ormai utilizzata da oltre 40 milioni di cittadini. Le piattaforme per i servizi pubblici digitali hanno permesso di portare online una fetta molto più ampia delle aree bianche del Paese.

Sul fronte dei trasporti e della transizione green, i cantieri dell’Alta Velocità (in particolare la Napoli-Bari e i tratti siciliani) procedono, seppur con rimodulazioni rispetto ai piani originali. Gli investimenti sulle energie rinnovabili e sull’efficientamento energetico degli edifici pubblici segnano un incremento del 35% rispetto al 2023.

La sanità pubblica mostra invece un quadro in chiaro scuro. Se da un lato sono state attivate oltre 400 Case della Comunità, dall’altro manca ancora all’appello una fetta consistente del personale medico e infermieristico necessario per farle funzionare a pieno regime.

Le criticità: ritardi e nodi da sciogliere

Nonostante i progressi, il 2026 mette a nudo diverse criticità e scadenze mancate. Il problema principale resta la capacità di spesa reale sul territorio. I Comuni e gli enti locali, spesso a corto di personale tecnico qualificato, faticano a chiudere i cantieri nei tempi prestabiliti. Secondo gli ultimi dati della Corte dei Conti, circa 22 miliardi di euro di fondi già assegnati risultano fermi o in forte ritardo di esecuzione.

L’inflazione degli ultimi anni ha inoltre fatto lievitare i costi delle materie prime, costringendo il Governo a tagliare o ridimensionare alcuni progetti infrastrutturali minori per salvare le opere strategiche. La vera sfida dei prossimi mesi non sarà più ottenere il via libera formale da Bruxelles, ma mettere a terra ogni singolo euro rimasto prima che scocchi la mezzanotte del 31 dicembre 2026. L’Italia si gioca in questi mesi una fetta importante della sua credibilità europea futura.